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Come preparare un caffè napoletano doc. (Seconda parte).

Continuiamo da dove eravamo rimasti.

Una volta che la caffettiera va sul fuoco, si può passare alla preparazione del cosiddetto coppetiello, un foglietto di carta di giornale bagnato e plasmato a forma di cono, da inserire sul beccuccio. La sua funzione è quella di imprigionare l’aroma e il profumo del caffé all’interno della macchinetta.

Per usare al meglio la caffettiera napoletana, comunque, la tradizione vuole che per ogni tazzina sia necessario mettere almeno 5-6 grammi di caffé a macinatura media nel filtro al centro della macchinetta.

La storia narra che a  Napoli, fino a tutto il 700, il caffé non ebbe gran successo. Notizie su questa bevanda circolavano nella città partenopea dai primi del 600, grazie al viaggiatore romano Retro Della Valle che ne parlò nella sua corrispondenza da Costantinopoli, o negli scritti della Scuola Medica Salernitana risalenti al XIV secolo.

La  vera e propria diffusione del caffé a Napoli avvenne solo nei primi anni dell’800, quando comparve la figura del Caffettiere ambulante.

Questo, con i suoi due tremmoni (contenitori) pieni di caffè e di latte, girava per le strade alle prime luci dell’alba, insieme a un cesto con tazze e zucchero.

Con questo concludiamo la storia del caffè napoletano.. Siete riusciti a preparare un buon caffè napoletano..

Se avete seguito alla lettera la nostra guida i vostri ospiti si staranno domando dove abbiate comprato questo buon caffè.

In caso negativo  una possibile soluzione è avere un parente, un amico, un conoscente napoletano che possa insegnarvi gli usi del buon caffè.

Buona fortuna!

 

 

Articolo a scopo puramente informativo. Gli autori declinano ogni responsabilità dell'uso corretto o scorretto di questa guida.

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